Sergio Trapanotto

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Sergio Trapanotto

Biografia

Sergio Trapanotto

Sergio Trapanotto
59 anni, ingegnere con maturità classica e l’hobby dell’arte come fruitore e come
praticante.
Dirigente d’Azienda.
Scrive musica per la sua funk-jazz band strumentale di sei elementi in cui suona la
batteria.
Cura il sito web della sua funk-jazz band: http://www.trapanotto.it/HJC/main.html
Disegna e dipinge (acquerelli) anche per illustrare le sue poesie.
Infine scrive poesie che pubblica sul web.
Qualcuno ha commentato:
“nei suoi componimenti l’autore asseconda le aspettative del lettore con i primi versi, per
poi sorprenderlo con una emozione finale inaspettata e originale….”

Poesie

Uomini


Gocce come te
sulla terra cadiamo.
Come te liquidi.
Chiari, trasparenti, piatti
oppure scuri, torbidi, agitati.
Come te
solcati da pensieri
grandi come navi
o leggeri come vele.
Come te
lordati da dolori
sparsi come petrolio
eruttato da petroliere ferite.
Come te
pigri e immobili
oppure fluenti a far ruotar mulini.
Come te solidi e gelidi
bianche e immobili banchise
surgeliamo la vita
per consumarla al bisogno.
E pure infine
come te e con te
non saremo che vapore nel cielo.
La Signora del Lago

Accarezzi
sugli scaffali le tue bottiglie colorate:
in quella gialla hai raccolto il tuo profumo,
in quella azzurra il tuo respiro splende
in quella verde la tua voce scintilla
in quella viola stille di felicità raccogli.
Ti giri
e il tuo armadio è colmo di bottiglie scure.
Verdi, ambra, quasi nere le bottiglie scure,
per non vedere il dolore che ci hai raccolto dentro.
Non etichette sulle bottiglie scure,
antica e giovane polvere le veste,
non le tocchi mai le bottiglie scure.
Un sospiro
chiudi l’armadio
e sul carro
le tue bottiglie colorate raduni.
Devi affrettarti.
Il tuo stagno ormai arido ti aspetta.
Colli e querce reclamano un rinnovato specchio.
E’ giunta la stagione,
è questo il momento.
Libera i tuoi colori d’acqua
munifica Signora del Lago.
NdA
Da una mia novella per bambini:
Il nonno raccontava al nipotino: sai, qui, dove adesso c’è una palude, c’era un bellissimo lago che
rifletteva il colore del cielo, delle montagne, degli alberi e dei fiori!
E come mai nonno?
Vedi su quella montagna abitava la figlia di un gigante che per tutto l’anno distillava tutti i suoi
sentimenti e conservava quelli più belli in bottiglie colorate, mentre rinchiudeva in bottiglie scure tutti i
suoi dispiaceri. In primavera caricava tutte le sue bottiglie colorate sul suo carro e veniva qui a
riempire il lago che così brillava di mille bellissimi colori.
E come si chiamava nonno?
Nessuno lo ha mai saputo! ma tutti la chiamavano la Signora del Lago.
Il Pozzo

Pietre lisce e scivolose
acqua gelida alle ginocchia.
Questa è la mia umida cella.
Trenta metri sulla mia testa
il cielo grigio in un cerchio.
L’orecchio studia l’aria
nessun richiamo dall’alto.
C’è qualcuno là fuori?
un lento gocciare mi risponde.
Giro in tondo nella mia viscida tana
i piedi affondano nella poltiglia.
Dal cielo corvino mi saluta una stella
non vedo più le mie mani.
Chiuso in questo ventre scuro
aspetto una benevola levatrice.
In molti attendono il mio ritorno.
In molti stanno battendo la mia strada.
Nessuno può avermi dimenticato.
Presto verranno e mi troveranno.
Forse non stanotte,
ma domani, domani verranno.
Però adesso non è tempo di pensare,
non è tempo di sperare.
Adesso è solo tempo di dormire.