Roberto Ragazzi

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Roberto Ragazzi

Biografia

 

Roberto Ragazzi

Nato il 28/01/1955 nel borgo di Berguarina a Trecenta (RO).
Amante della scrittura, dal 2010 ha deciso di rendere pubblica questa sua passione partecipando a vari concorsi e ricevendo numerosi riconoscimenti. Tra questi: 1° posto “Premio Airali 2011” San Secondo di Pinerolo (TO), 1° posto “Premio Danilo Chiarugi 2011” Ponsacco ( PI), 2° posto “Concorso G. Galilei 2011” Adria( RO) , 3° posto “XVIII Concorso Città di Seregno 2011” (MB), 3° posto “Premio L’arcobaleno della vita 2010 per silloge” Lendinara ( RO), 4° posto “Premio Montefiore 2011” x sillogi Cattolica ( RN), oltre a diversi attestati di merito, premi della giuria e segnalazioni e all’inserimento di proprie poesie e racconti in diverse antologie.
A ottobre 2011 ha presentato nel salone d’onore di Villa Pepoli a Trecenta (RO) la sua prima opera teatrale
” In viaggio sotto il cielo”, un viaggio immaginario in treno tra poesia, opera lirica, racconti e musica.

Ha pubblicato:
” La strada verso la sera” – La Riflessione Davide Zedda Editore – (2010 poesie)
“ Il cantastorie” – MJM Editore – ( 2010 racconti brevi)
“ Clorìne ha messo le ali” – Zona Contemporanea – (2011 poesie )
“ Autunno di foglie e di cuori” – La Riflessione Davide Zedda Editore – (2012 poesie)

Poesie

IL VECCHIO E IL LAGO

Cielo di ottobre
terso e chiaro,
riflessa sul lago
la luce del sole
accompagna la nascita
del nuovo giorno
raccogliendo nell’aria
il canto di un usignolo.
Pacata dorme
tra le onde bianche
la nave dismessa
della sua triste esistenza,
che senza fretta
dosa la vita,
ma non toglie
il senso della sconfitta.
La panca aspetta
sul bordo d’acqua
il vecchio amico
e la sua dolce compagna,
ma senza storia
si pone l’onda
bagnando i piedi
di una persona sola.
Piange il vecchio
senza ritegno,
poi con il gesto
della sua mano
dice al vento
che saltella veloce:
– Portale in dono
questo messaggio:
dille che sono qui,
dille che l’amo.-

 

LE PANCHE

Vuote le panche
in fila indiana sul lungolago
contemplano le pallide acque
ingrigite dall’inverno alle porte.
Come anime in pena
si mostrano a tutti i viandanti
che senza ritegno
passano oltre.

 

LA RISAIA

La grande tempesta adesso è arrivata
e tutto sconvolge con la sua forza
travolge anche il mio quieto pensare
e si abbandona in pianto dirotto.

Cade la pioggia e tutto dilava
pulisce anche l’aria della risaia
dove noi stiamo coi piedi nell’acqua
e non ci cambia di molto la vita.

Quando la sera ci copre anche il pianto
nella risaia si sposta il silenzio
e nelle case non sentiamo gioire
vive nel tempo il nostro soffrire.

So che domani non cambia la vita
saremo ancora in questo girone
pur in assenza di alcuno peccato
l’inferno ci tocca per punizione.

Dio che raccogli i miei mesti pensieri
non so più vivere come reietta,
dammi una cesta di vimini bianca
dove raccogliere petali rosa.

Mentre il carro ritorna al fienile
tutte bagnate ci stiamo a guardare
giovani donne che sembrano vecchie
senza espressione sulle nostre facce.

Dio che questa vita mi hai dato
quante colpe dovrò ancora scontare,
ma senza timori mi prendo il fardello
non ho voluto mai fare del male.

Chiudendo gli occhi su questo tormento
il cuore si ferma senza aspettare,
domani portatemi in un campo di grano
dove i papaveri sorridono al sole.