Roberto Della Ceca

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Roberto Della Ceca

Biografia

Roberto Della Ceca

Sono nato a Roma nel maggio del 1958,
ho vissuto la mia adolescenza nel cortile di una Roma travagliata dai tumulti degli anni 70’,
adolescenza alternata a frequenti giornate in campagna dove i miei avevano un terreno. Qui
ho imparato ad amare profondamente la Natura.
Diploma di perito agrario con specializzazione maturata presso il CNEN (ora ENEA).
A ventisette anni ho vissuto tre mesi in India con il mio zaino, ciò fu
determinante nel consegnarmi una coscienza rinnovata di me stesso.
Breve esperienza universitaria, e poi lavoro, se escludiamo cinque anni presso
l’amministrazione di un ospedale,il resto e’ stato ed e’ comunicazione commerciale
nelle vendite. Agente di commercio prima ,consulente commerciale ora, presso il punto vendita di Roma
dell’azienda dei miei cugini (produzione infissi e porte design) a Tolentino.
Tra i miei numerosi interessi vi e’ lo sport, nazionale master nel 2003 in Polonia nel
Dragon Boat,disciplina del canottaggio.
Amo la musica, suono il basso con gli amici (ventennali) del mio gruppo (Rockblues).
Mi dedico,quando lo sento, alla scrittura, pratica che svolgo da sempre ma che per ragioni intimiste e di
timidezza non ho mai espresso pubblicamente.
Molto interessato alla storia del popolo Etrusco,e della antropologia in genere.
Sono padre di due figlie entrambe laureate.
Sempre aperto comunque a nuove esperienze e progetti da realizzare
per quando saprò meglio cosa fare da grande.
Continua….

Poesie

Fortunale d’ottobre

Era nell’aria,
giunse il fortunale,
presagio fu il ritmo disordinato dello sportello
del capanno sulla parete.
Non più linea a marcar nubi dal lago.
Unico colore livido di immane evento.
Percosso e tramortito il canneto,
punito dal turbine per l’insolenza dei suoi pennacchi
al sole delle belle giornate.
Vento guerriero di spada,
a dar forza alle onde del lago
così alte, mai viste,
a coprir rena e tronchi distesi come alfieri vinti.
Lacrime di lago
a batter sul vetro del capanno,
rivoli svelti, giù’ a cambiare rotta
fino a terra, a dare spazio e strada ad altre gocce erranti.
Volo di germani rasente le onde,come fantasmi
a cercar catene!
E vento ancor guerriero a mutar rotta.
L’acqua può essere infero
come tal sentimenti nella nostra anima.
IL chetar degli elementi e’ luce di stelle
in un taglio di cielo.
Spazio tra nubi per un fendente del vento,
tempesta spazza via residui d’estate dall’arenile,
a gravare l’ansie mie sull’apprestar dei giorni a venire.
Lago livido di nebbia, antico ricordo
l’acqua cheta di primavera, ora solo germani fantasmi ,
gabbiani persi in voli disperati, pensieri che corrono
sui rivoli disordinati di un vetro.
Ho imparato ad accettar tempeste e sole
e saper della fine
da tronco forte d’arenile a fine polvere di legno.
Acqua del lago , lago nel vento, vento a ridar luce,
luce a veder rinascita,
rinascita sulle rive di un lago.

 

Nastro di vetro

Sinuosa schiena femminile
e’ il corso del fiume.
La luce fioca dell’alba
dona canto ai martin pescatori
veloci dardi tra i canneti.
Semplice e chiaro è l’ultimo accordo di un grillo
esaltato dai primi raggi a cantar la vita.
Nastro di vetro lento scorri a cullar
I residui dei giorni andati,
diga per quelli a venire.
Scorri
e porti rami
fiori di posti lontani
e stracci e bottiglie di vino vuote
a ricordar disordinati passi .
Come un uomo antico ti guardo
il mio corpo avvolto dalla tua fine nebbia.
Ho bisogno dei tuoi silenzi
del tuo scivolar via nel tempo
lontano dagli alberi di cemento e dai clacson del giorno.
Ora fiume di acqua a gonfiar argini
di sottile limo autunnale
sedimenti di dimenticate estati.
Giornate assolate sulle tue
sponde a prometter futuro e
sognar di biondi capelli e teneri baci.
Biciclette con il manubrio sul tronco
ove tra i raggi calava il tramonto
ed il cuore fremente non riposava mai.
Fiume
acqua prima sorgente
ora quasi mare
grande culla e testimone dei miei e dei
nostri giorni, degli amori fioriti ed appassiti
di un rimmel sbiadito
su di una vecchia fotografia
che scivola silenziosa sulla corrente.

 

Nell’incertezza del mattino

Il volo silenzioso e veloce di una libellula
muove appena il vitreo volto del lago.
Nell’incertezza del mattino il gracidar di raganelle
mi desta dai pensieri.
Guardo,
guardo la tenera carezza della risacca sulla battigia.
Acqua di me intrisa,
Di genti antiche acqua intrisa.
Fili di alghe danzanti,abbandonate
al gioco delle impreviste correnti
cercano arenile,come un marinaio il faro.
Silenzio,
silenzio appeso ad un giunco,
tenero amante a sfiorar
La tiepida veste del lago.
Acqua a restituir senso
ai miei battiti di cuore,
luce alle mie notti interiori,
un verso all’umidità’ delle mie lacrime.
Lago specchio del cielo, colmo di
stelle vanitose a rimirar galassie vicine.
Di questa armonia e’ il mio abbandono,
della brezza lieve in odor di lago,
delle stelle riflesse , lucciole d’acqua.
Negata armonia ritrovata,
tu acqua,
pagina di libro aperto, qui sempre qui,
silenziosa, a ricordarci che l’armonia
celata e’ in noi.
La libellula,
lieve come fiocco di neve
Ha toccato la mia anima alla deriva.

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