Pietro Iadeluca

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Pietro Iadeluca

Biografia

Pietro Iadeluca

Pietro IADELUCA, è nato a Roma il 28.08.1935. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Santa Cecilia in Roma nel 1952, mentre concludeva gli studi classici nel Liceo T.Tasso nella Capitale. Si è dedicato fin da giovanissimo al concertismo, coltivando contemporaneamente la passione per la poesia e la sceneggiatura. Fondatore e animatore di associazioni musicali, ha sempre cercato la divulgazione dell’ascolto musicale, attraverso numerosissime serie di seminari e di Lezioni-concerto. Ha svolto l’attività di docente presso il conservatorio dell’Aquila per più di trenta anni. Ha scritto alcuni saggi sulla musica (“a che serve la musica?”, “I 24 preludi di Debussy” e “Saggio interpretativo della musica”). Nel 2007 dalla casa editrice Il Filo è stata pubblicata una raccolta di racconti dal titolo “La pozzanghera”.Attualmente è pensionato, vive in un paesino in Abruzzo, e insieme alle passioni per la musica e la poesia, ama dilettarsi di tanto in tanto nella pittura con i colori a olio, e si dedica all’allevamento dei pesci tropicali d’acqua dolce.

Poesie

FONTANE

Tra due porticati d’ombra
la mia testa d’amore
è una fontana, che versa
fredda acqua di sogno.
Il suo chiocchiolio è il lamento,
della vite distesa, che piange
l’abbraccio, rude,
del suo olmo abbattuto;
è il fruscio dei monti,
che stirano all’alba,
come gatti,
con sbadigli di cave di marmo;
è l’inazzurrarsi d’un pioppo
curvato dalla brezza,
come un puledro sospeso nel balzo…
Oh, farfalle tra roventi binari
di stazioni deserte!
Oh, collina dorata
con acciai d’ombra e giada di fieno!
Oh, canori sassi di torrente!
Come il sole, che inesorabile
si arrampica
su di un muro di cemento;
come la preghiera inutile
di mille bocche di spuma,
che la montagna non vuole
riprendere con sé,
questo mio ansito roco
sommerge chiese,
e chiostri di betulle,
e balconi, con morti visi di pietra.
Il mio singhiozzo
è nel cipresso,
che il vento piega;
è nelle montagne di nuvole con alberi,
che all’alba lievitano verso il cielo;
il mio singhiozzo,
è nella tremenda solitudine
del pianto d’un cieco.

 

OH, ESTATE

Oh, Estate!

La tua coppa è un seno
di giovane,
tra le fronde
d’un bosco;
è un seno
di giovane,
senza testa,
né occhi,
né cuore,
né domani…

Oh, Estate!

Come sono lontane
le voci degli altri;
i silenzi degli altri
che muoiono senza ricordo!
Tu sei nella gola
del merlo,
e nella illusione
del cormo,
Estate, estate, estate!

Oh, Estate!

Come le acque, sono;
come tutte le acque,
come tutte le acque,
che si perdono
in mare…
Ma sui monti
matura il suicidio!
nelle tue calde
notti serene…