Paolo Borsoni

Home  »  Paolo Borsoni

Torna all’elenco degli artisti

Paolo Borsoni

Biografia

Paolo Borsoni

Paolo Borsoni è nato ad Ancona; laureato in Matematica e in Scienze Politiche all’Università di Padova, ha pubblicato libri e saggi di matematica e di sociologia, sulle riviste “Sapere”, “L’Elaborazione Automatica”, “La Critica Sociologica”, “Trimestre”, “Critica del Diritto” e altri periodici.
Nel campo letterario ha pubblicato due libri di poesia e uno di narrativa, vincendo i premi “Rocco Scotellaro”, “Garcia Lorca”, “Raymond Carver”, “Alpi Apuane”, “Città Di Pinerolo”, “Terziere di Cittavecchia”, “Città Di Pescia”, “Un Solo Mondo”, “Cosmo D’Oro”, “Villa D’Agri”, “Premio Letterario Campagnola”, “Versi Per L’Anima”, “Il Rifugio Dei Sogni”, “Il Sabato del Villaggio”, “Mario Ferrario”, “AGO”, “Due Torri”, “Poesie a Lappano”, “L’Uomo Dopo Darwin”, “Creativa”.
Ulteriori informazioni su www.paoloborsoni.net

 

Poesie

O Noj Pòntoj

Ho assecondato anche il vento più fievole
in quest’oceano per slanciarmi più lontano da riva
e prolungare con astuzia
il mio viaggio sfuggendo alla deriva
che ad ogni essere riserva il destino.
La mia vela si è tesa verso un lume
baluginante sul filo dell’orizzonte.
Le paratie sono state squassate
dal tumulto delle ondate violente,
solo un groviglio d’arrugginiti chiodi
a malapena le tiene ancora unite.
Quel lume a cui gli dèi m’hanno sospinto
si è rivelato il lembo sperduto,
riarso di terra da cui tanto a lungo
mi sono esiliato, ricco di scogli,
di pietre, di polvere, ma dove dolce
sarà stendermi al suolo e riposare
perché dolci di quel grumo
appena affiorante sul filo del mare
sono anche i sassi e dolce per me
è la sua tenue, impalpabile polvere.
La brezza disegna linee sinuose
sull’acqua più calma,
qualche dio benevolo
le ha tracciate per dirmi:
“Dolce è l’addio,
ma dolce è anche il ritorno”.
La chiglia fende sicura le onde
e lo sguardo riconosce i sentieri
segnati in questa mia isola ultima:
ecco l’altura che domina i mari
su cui un giorno in sfida ai venti
io elevai la mia casa, da quell’ansa
mi staccai con entusiasmo
da questa mia terra, sulla sua sabbia
sono impressi ancora i miei passi
un giorno non esitanti.
Ecco, nel toccare infine la riva,
so di giungere all’isola di Nessuno
e di quanti sfidando a viso aperto
il sanguigno mare sconfinato
bramano un vento teso che li spinga
oltre quella linea che sbarra lo sguardo
per ammansire l’acuminata inquietudine
che s’infigge nel cuore
di chi ha l’ardire di staccare
ancora l’àncora dal fondo
del proprio oscuro oceano interiore
per slanciarsi nel gran mare dell’Essere
dove rinvenire in ciò che ferisce
la verità che disvela più da vicino
e che salva.

 

Stige

Sulla riva in una sera d’inverno
aveva appena smesso di nevicare.
Come una macchia di bianco nel buio
con il suo capo affondato sott’acqua
l’airone sondava l’acquitrinoso fondo
dell’alveo del fiume.
Volò arcuata una pietra in un sibilo
schiantandosi tra le sue zampe snelle.
L’airone non prestò alcuna attenzione
al tramestio rovinoso dei ciottoli.
Un’altra pietra s’infranse sull’argine
dove l’airone ficcava i suoi artigli.
L’uccello estrasse di scatto il capo,
con un violento sfarfallio di penne biancastre
sogguardava da ogni lato,
poi rinfilò il suo collo nella schiuma
di gorghi nel vorticare della corrente.
In mulinelli opachi di spuma
sulla bruma sospesa sul fiume
piombò ancora una pietra sulla fanghiglia
dove le unghie infilzavano il suolo.
L’airone estrasse il suo collo dall’acqua,
con ali arcuate s’involò verso le punte affilate
dei salici piangenti sull’altra riva
dove una mano s’avvinghiava ad artiglio
a sbarre scabre di ruggine
di una tagliente gabbia sull’argine
del fiume dell’accidia,
dell’ira aspra e dell’ansia.

 

Spiaggia della Vela

Fragile cormorano all’orizzonte gridi
e poi a picco verticale sfiori
il vento che sommuove l’onda
tuffandoti nel mare con le ali
taglienti come lame.

Fragile cormorano canti felice
libero in quest’abbacinante luce
cullato nell’immenso purissimo
azzurro nel tumulto della spuma
come un’ombra leggera sfuggente
sopra il mare di maggio trasparente.

Fragile cormorano è scesa la notte,
scintillano a miriadi astri e stelle
e tu sei scomparso nell’aria oscura,
il tuo grido s’è perso sulla linea argentea
della viva luna.

Fragile cormorano dov’hai raccolto
il tuo capo e il tuo cuore ardito?
Io sono qui ad aspettarti ancora
in questa Spiaggia della Vela,
naufrago sotto l’infinito.