Manuela Magi

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Manuela Magi

 Biografia

MANUELA MAGI

Nasco in un paesino dell’entroterra marchigiano un 28 dicembre di “quell’anno”
Credo abbia un significato ben preciso aver visto la luce nei tre giorni successivi al Natale e nei tre precedenti la notte di San Silvestro perchè negli anni a venire sono stata l’incertezza fatta persona. In seguito, ho pensato bene di imprimere su fogli di carta prima e nel web poi,le mie tante emozioni…per non lasciarle smarrite nello spazio di un attimo.
Amo da sempre la poetica di Alda Merini e Pablo Neruda dove spesso mi rivedo errante tra i loro straordinari versi.
La mia professione di Ostetrica ha “inculcato” in me l’amore totale per la vita ,per quell’alito caldo dell’incipit di esistenza.
Ho una passione sfrenata per il mare ,il suo eterno rumore e sciabordio da dove scaturisce l’inconfondibile sua fragranza…che diviene ispiratrice innegabile.
Di me non so molto, spesso mi ritrovo colma di quei tanti dubbi che mi accompagneranno fino alla fine dei miei giorni.

 

Poesie

ARSURA

Semplici e adunche ore
sul greto di un’attesa
senza tempo,
bagnata e irta
la tenace sosta
che lieve si confonde
con il pianto.

Favella tace
ma di pensiero
colma la gola
come l’effluvio
tra l’onda e la risacca
che spuma infrange,
sui tuoi silenzi arditi.

Si ledono i filari
quando di acini la via è ingombra
dopo un’estate gialla
corrosa dall’arsura
poiché l’asciutta fonte,
non ha più acqua per la mia sete.

 

SUL LAGO

Cedemmo ai sensi
laddove la lacustre nebbia,
coprì l’inviso mio pensiero
e la ragione che l’oblio ridesta.
Sentimmo sciabordio e ritorno
sul greto dove rasentava d’acqua
e caddi nell’immaginare il fondo,
dove impigliata io rimasi a lungo.
Distesi come incagliate barche
remammo insieme
per l’unica meta
mentre i canneti vibranti di sospiri,
cullavano l’andirivieni dell’increspata onda.
Il lago poi d’argento si abbigliò
nell’attimo che fummo invasi dalla Luna
io e te, vedemmo rovesciarsi il cielo,
sull’acqua appena mossa dal respiro.

 

POI TI AMO

Io, pittore di astratte fantasie,
traccio la tua pelle
e sento ogni poro farsi senso
mentre t’assaporo , ti sento.
Diventi solitudine da colorare
una distesa liquida da navigare
e scoglio breve
che increspa l’onda,
dove mi perdo
e comunque t’amo.
Mi abiti distratto
e sfuggi nei fondali,
opachi laghi degli inverni,
mentre gorgoglia la tempesta
che distilla pioggia
e t’amo ancora.
S’arrende la primavera
al plumbeo sorseggio
di un cielo nero
che incombe sulle foglie appena nate
e genesi distorta delle zolle.
Ma t’amo,
sorgente di orgasmiche melodie
folata di grecale sulle cime
che spazza inedia,
se t’amo come fossi dea.