Giuseppe Mandia

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Giuseppe Mandia

Sono nato nel 1970 a Merano e lì ho vissuto per alcuni anni trasferendomi poi a Milano. Abito nei pressi di Perugia. Laureato in materie economiche. Mi dedico con grande passione alla scrittura: poesie, racconti e romanzi. Nel 2010 ho iniziato a prender parte alle competizioni letterarie. Ho vinto svariati concorsi nazionali e internazionali; mi sono classificato più volte ai primi posti. Sono membro del Cenacolo Accademico Europeo Poeti nella Società.

 

L’acqua negli occhi, nel cuore la terra

 

 

 

 

Primo salto di luna, luna maestra,

selle di barche e campi

nell’ovale che ci abbraccia

all’eco deliziosa della riva,

effigie e altalena della sera.

Rimbalzo, rimbalzo quasi di fuoco

negli occhi tuoi grandi che sanno di spighe

e conoscono il sole dell’entroterra,

la cadenza lenta e assetata della fatica

e si lanciano in rossori di sorrisi

al cospetto dell’isola profana.

Di pane le mani del cielo di quarzo

creano arie enigmatiche e svelte,

odore mordace e tenebroso

che scortica anima e cuore.

Il lago di Bolsena

– impenetrabile cono –

riveste le sue braccia

arcigne, poderose e cupe,

porta la barca del sonno

al precipizio della notte.

Lambiscono volti, fluttuano

e svegliano sogni le acque sue

depositarie di ritratti della storia

e di nude bellezze impalpabili,

verdi ieratici e forti i suoi contrafforti.

Qui, dove l’istinto accompagna tutti i mutevoli

simboli naturali, respiriamo il fragore cromatico

di questa terra e, in un solfeggio di vento,

slacciamo il nostro lume all’acqua che trafigge

in quest’attimo propizio alla resa.

 

 

Regale trama d’acque

(Alla Cascata delle Marmore)

 

 

 

La vedo l’acqua nei tuoi sorrisi permeabili innocenti

zampilla dietro la luce che mi passi e ruota e gioca

dall’abbrivio d’un biancore allegro,

strusciante trillo che ci zittisce.

E’ caldo lento questo, astuto maggio,

non risparmia vette di paradiso

il tuo attimo adorno di gote stupite

a spasso sul letto candido che è il tuo bel viso.

Un controcanto l’acqua che rinforza

avvolge le aspre fronde, le ammansisce,

signoreggiando salta la cascata imprendibile

che avvince bocche e mani

e col suo canto vorticoso ruggisce.

Corpo e ambrosia questa perla innamorante

e spruzzi primordiali, tuffi d’autore,

furie che s’avventano sul nostro spartito

scolpito col rapido avanzare del tuo cuore .

Estatici accenti di cielo si accompagnano al profilo

ancestrale che questa vergine corona d’acque vanta,

eterno e imperioso verbo sinuoso

nel volto disuguale che è il nostro respiro.

Mentre si affaccia dal monte la cruna della sera

delle tue labbra mi resta la festa

e solingo è soltanto il solco metallico di un’eco industriale

che allaccia le braccia dell’ultima goccia.

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