Assunta Spedicato

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Assunta Spedicato

nasce nel 1964 a Bisceglie e trascorre l’infanzia e parte dell’adolescenza a stretto contatto col mare e la terra.

La perdita prematura del padre segnerà l’allontanamento da quegli elementi per lei fonte d’ispirazione, nonché dagli studi che riprenderà in seguito freguentando i corsi serali per studenti lavoratori. Con le proprie risorse riesce a conseguire il diploma di maturità tecnica.

Per esigenze familiari interrompe nuovamente gli studi, pur conservando la passione per la lettura e la composizione di testi.

I suoi scritti resteranno a lungo in fondo a un cassetto, fino al 2012 quando, ormai in mobilità, proverà a migliorare questa sua inclinazione, riprendendo a scrivere e partecipando ad alcuni concorsi letterari.

Da quattro anni convive con una malattia progressiva.

La poesia diviene il mezzo espressivo di entrambe.

 

Nell’acqua, il cielo

 

Come uccelli

spiccano su dalle creste,

le esalate gocce in nubi sporte

e volte a misurar le altezze.

Vagabondano sospinte

per poi planare e a scali rilasciare

le passeggere piogge

che, spillando la superficie crespa,

promuovono l’amniotico mistero

della vita sulla terra.

 

Se non vi fosse l’acqua

a dilagar riflesso il cielo,

lo sguardo basso dell’incerto

non saggerebbe l’infinito

nella profondità dell’Universo.

 

 

 

L’acqua della poesia

 

Della poesia i versi sono acqua:

scorrono moderati in un bacino.

Solcati dalla scia,

s’aprono a contenere il transito

e il solitario ingaggio

dell’imbarcato ormeggio.

A fiotti o singhiozzando,

strizzano dalle parole il senso

e l’idea che ne deriva,

coinvolge come rapida nel vortice.

 

Vivo d’acqua

per quel che stagna dentro

e piango la mia acqua

per quel che muore fuori.

Da lei l’afflato

che rimedia alle lordure:

protende verso baie e insenature,

dissetante per le remote sponde

dove la risacca ha un suono

che, forte, ne consacra la bellezza.

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